U’ ditt’ Il ditt’ era una rappresentazione teatrale che si raccorda storicamente ai riti propiziatori di fertilità dell’antica società agricola romana, di espiazione, dai quali ha tratto origine il Carnevale. Elemento fondamentale scaturente dal rito propiziatorio è la rappresentazione delle nozze, dell’unione simbolica dei due sessi, magica condizione della fecondità degli uomini e della terra. A S.Nicandro G.co i Ditt’ venivano pensati dai cosiddetti poeti. Si trattava generalmente di contadini e soprattutto di pastori. Erano uomini cui tutti riconoscevano particolari doti di inventiva e di improvvisazione. Pur essendo generalmente analfabeti, i poeti componevano il Ditt’ in versi dialettali in ottave conservandole poi a memoria fino al momento di comunicarle agli attori o a qualcuno che fosse in grado di scrivere. I personaggi impegnati nel Ditt’ entravano ed uscivano dalla scena, pur continuando tutti ad occupare lo spazio scenico. Siamo riusciti a risalire ad alcuni degli autori dei Ditt’ : Giuseppe Mastrovalerio con il suo : dialogo bernesco del 1844 ( uno dei primi attori fu : Luigi Melchionda padre del noto Maestro Nazario Melchionda ) , Giovanni Nardella nato nel 1897 contadino e pescatore, Peppe Palazzo, Peppino Chianchella ( autore del Ditt’ : N’gelca e Giuvann’ – 1912 -- che parlava dell’infedeltà della donna). Questo lavoro venne interdetto dalle autorità dell’epoca e, un certo Savino nobile cittadino. Arrivando più vicino ai giorni nostri potremmo ricordare gli ultimi poeti dei Ditt’ : Angelo D’Amaro ( Barbanera ) e Michele Lallo che abitava in L.go S.Maria ed era padre di una famiglia molto numerosa, i cui componenti costituivano l’intera compagnia di attori.